Non ci sono aggettivi per descrivere il secondo album dei romani Martiria, band epic di culto che suscitò l’interesse degli appassionati già con il precedente “The Eternal Soul”. Stavolta i nostri si cimentano con un grandioso concept biblico, nel quale non c’è davvero nulla fuori posto! Gran parte del merito va sicuramente alla mente del gruppo, il guitarist Andy "Menario" Menarini: ma il risultato sarebbe stato diverso senza l’apporto dell’ex Warlord Rick Anderson, che con la sua voce angelica contribuisce alla creazione di un sound originale ed immediatamente riconoscibile. Fondamentali anche i cori, che conferiscono a molti pezzi la necessaria solennità, per cui anche la intro “Last Chance”, di soli due minuti, diventa un brano a tutti gli effetti, e non una semplice introduzione. Citerei ogni singola song ma mi limito ai cinque pezzi che più mi hanno ammaliato. L’acustica e dolcissima “Regrets” descrive i tormenti di Giuda; incredibile poi “The Cross”, che con i suoi nove minuti è l’apice dell’epica sofferta dei nostri. “The Giant and the Sheperd” è un altro masterpiece, guidato a lungo da sonorità acustiche; “A Cry in the Desert” è poi infiammata dalle irresistibili melodie create da Anderson, che si esibisce in vocals di consumata teatralità in “Memories of a Paradise Lost”. Nei Martiria non ci sono chitarre grasse, ritmiche marziali o barbari all’attacco: ma se dovessi indicare il disco epic del 2005, probabilmente sceglierei “The Age of Return”.
(Renato de Filippis) Voto: 8/10 |