Chi segue questo portale sa bene della mia antica passione per gli Ensiferum, ma anche delle mie riserve relative al “nuovo corso” iniziato con “Dragonheads”: i finnici, fra gli inventori del battle metal, sembrano aver un po' perso la strada con l'abbandono di Jari Mäenpää, e nonostante un album discreto come “Victory Songs” non convincono appieno con il nuovo “From afar”. Sia chiaro, ci troviamo di fronte ad un prodotto di tutto rispetto, ma la magia dei primi due album si è completamente diradata, e lo schema compositivo comincia a mostrare la corda: i pezzi continuano ad aumentare di durata e diminuire d'intensità, per un generale appesantimento che porta sempre più lontano dal death/viking delle origini. Per chi si accosta adesso a queste sonorità, il risultato finale appare più che soddisfacente: ma è inutile negare una certa crisi creativa dei nostri, che spero sapranno risollevarsi con prove migliori. Dopo “By the dividing Stream”, solita lunga intro d'atmosfera, la titletrack non si discosta molto da quanto abbiamo già sentito in passato, ed in certi passaggi ricorda molto da vicino “Iron” (il brano, non il disco); magari possiamo notare l'aumento, non sempre opportuno, di elementi tastieristici e sinfonici. Carino, ma nulla di più, il refrain di “Twilight Tavern”; convince molto di più la breve ma furiosa “Elusive Reaches”. La sensazione è comunque quella che le quadrate strutture “a marcetta” che si trovano ovunque nell'album abbiano fatto il loro tempo; né giova l'esperimento western che troviamo nel break di “Stone cold Metal”, che mal si concilia con l'anima power/death della band e che può interessare solo come strana curiosità. Per fortuna, “Smoking Ruins” ha tutto il fascino dei primi due album, ma la lunga suite in due parti “Heaten Throne” non può evitare qualche momento di stanca. Un album in chiaroscuro, ma non è detta l'ultima parola...
(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10 |