Il sesto album dei Freedom Call è una gradita conferma per una band che, fra alti e bassi, critiche ed entusiasmi, tiene alta da più di dieci anni la bandiera dell'happy metal (certo dopo averlo aggiornato a questo nuovo millennio e senza trascurare contaminazioni con il power tedesco classico e l'hard rock). “Legend of the Shadowking” è un disco fresco e rampante, che senza cali convince dall'inizio alla fine: forse manca l'inno come “Land of the Light” o “United Alliance”, ma questo può essere anche interpretato come un segno di nuova maturità di Chris Bay & co., che anziché affidarsi ai facili cori da stadio vogliono convincere con la forza del songwriting. Veniamo ad una rapida analisi. “Out of the Ruins” è classicamente Freedom Call: cori potenti, una melodia subito familiare, un ritornello cantabile: solo la produzione sembra un po' più scarna che in passato. “Thunder God” e “Remember!” ci riportano ai tempi di “Eternity”, mentre con “Merlin – Legend of the Past” aumentano sia l'epicità che la componente happy. “Resurrection Day” è invece, più classicamente, una sfuriata di power in doppia cassa; “Dark Obsession” cambia registro con un sound più sognante e fumoso, ma si avvicina forse troppo a quanto prodotto dai Rhapsody of Fire. “The Darkness” si offre più cupa e ruvida, a spezzare intelligentemente il ritmo; la conclusione del disco si presenta particolarmente interessante, con il “Requiem” che rielabora in ballad il tema di “Merlin – Legend of the Past”, e la briosa “A perfect Day”. Per tutti gli appassionati del power metal più genuino e solare, un appuntamento da non perdere: a brevissimo, tra l'altro, i nostri saranno in Italia con Kai Hansen.
(Renato de Filippis) Voto: 7/10 |