Questo “Sons of The System” rappresenta il ritorno discografico della band danese dopo circa tre anni trascorsi soprattutto in giro a calcare i pachi di tutto il mondo, spesso in compagnia di nomi noti della scena metal internazionale. Abbandonate quasi definitivamente le sonorità thrash ed industriali degli esordi (i cui echi ritornano però nel singolo “Diesel Uterus”), questo quarto lavoro in studio, che tra l’altro vede l’onnipresente Tue Madsen nelle vesti di producer, prosegue sulla via già intrapresa con il precedente “Passenger”, ovvero un modern metal in cui a farla da padrone sono una serie di ritornelli melodici, molto catchy ed abilmente costruiti per dare il più ampio sfogo alla voglia di cantare del pubblico dopo i momenti più duri e sincopati delle strofe. Uno schema, quindi, importato soprattutto dalla scena statunitense, che oramai non stupisce più nessuno e che spesso, anzi, finisce per annoiare l’ascoltatore quando non è supportato da qualche guizzo di personalità nel songwirting, come avviene in “The Erasing “ e “March Of Tripods”. In conclusione, tra alti e bassi ci troviamo alle prese con un disco che mira ad una determinata fascia di ascoltatori, solitamente di età abbastanza giovane, ma che nel complesso non supera la sufficienza abbondante.
(Stefano D’Auria) Voto: 6,5/10 |